Quando si valuta un'assunzione, il numero che si ha in testa è quasi sempre la retribuzione lorda. È il punto di partenza, ma è lontano dal costo effettivo.
La distanza non è un dettaglio contabile: incide sui preventivi, sulla marginalità delle commesse e sulla sostenibilità di una crescita dell'organico.
Cosa compone il costo
Oltre alla retribuzione diretta entrano in gioco elementi che si manifestano in momenti diversi dell'anno o della vita del rapporto:
- Contribuzione previdenziale e assicurativa a carico dell'azienda
- Mensilità aggiuntive previste dal contratto applicato
- Accantonamento del trattamento di fine rapporto
- Ferie e permessi maturati, che sono costo anche quando non sono goduti
- Contributi a fondi ed enti previsti dal contratto collettivo
Il costo orario reale
C'è poi un passaggio che cambia la prospettiva, soprattutto per chi lavora su commessa: il costo va rapportato alle ore effettivamente lavorate, non a quelle teoriche.
Fra ferie, permessi, festività, malattia e formazione, le ore realmente disponibili sono sensibilmente meno di quelle contrattuali. Chi calcola il costo orario sul monte ore teorico sta sottostimando, e lo scoprirà a consuntivo.
Il costo di una persona non è quello che le versate. È quello che vi serve per averla disponibile quando serve.
Le variabili che si dimenticano
Alcuni elementi non compaiono in busta paga ma pesano: dotazioni e strumenti, formazione obbligatoria, adempimenti in materia di sicurezza, eventuali trasferte, e il tempo di chi in azienda gestisce tutto questo.
Ci sono poi elementi che vanno nella direzione opposta: agevolazioni contributive e incentivi legati a determinate tipologie di assunzione possono ridurre il costo in modo significativo. Vanno però verificati caso per caso, perché i requisiti sono puntuali e cambiano nel tempo.
Perché conviene simulare prima
Una simulazione fatta prima dell'assunzione costa poche ore e permette di confrontare alternative concrete: inquadramenti diversi, tipologie contrattuali diverse, tempi di ingresso diversi.
È lo stesso lavoro che, fatto dopo, si chiama semplicemente consuntivo.



